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Il Tempo: “Investire nei porti per far crescere l’Italia” | Intervista a Massimo Deandreis

Il Mediterraneo sta tornando a essere centrale nei traffici marittimi internazionali: una nave mercantile su cinque entra o esce dal Mare Nostrum. E l’Italia con i suoi porti ha una opportunità di trasformarsi in una piattaforma portuale-logistica per tutta l’Europa. “A patto però di investire per consentire una piena integrazione logistica collegando porti con strade e soprattutto con il sistema ferroviario” spiega a Il Tempo, Massimo Deandreis, General Manager di SRM (centro studi economico collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) in un’intervista pubblicata il 19 dicembre 2019.

L’Italia torna al centro dei commerci mondiali?

“Stiamo riscoprendo il valore della centralità grazie alla collocazione geografica. Il 70% del commercio mondiale in valore viaggia via mare, nel Mediterraneo passa il 20% del traffico e la nostra Penisola è esattamente al centro delle rotte. E la spinta arriva anche dagli ultimi eventi geopolitici.”

Quali?

“Il raddoppio del canale di Suez nel 2015 che ha reso il passaggio nel Mediterraneo più rapido ed economico agli operatori navali. I dati lo confermano. Il 2018 è stato anno record con un aumento del traffico dell’8,2% e oltre 18mila navi transitate. Il 2019 sta confermando la tendenza con nuovi dati sempre più al rialzo; nei primi 10 mesi si è registrato un +3,5% di navi e un +5% per i volumi di merci. Questo succede anche per effetto della guerra dei dazi che ha spostato una fetta importante di merci dalle sponde del Pacifico alle rotte che passano per l’Egitto.”

Riusciamo a intercettarle questo flusso?

“Siamo uno dei punti più importanti delle rotte commerciali grazie alla nostra posizione. Già oggi abbiamo la più grande quota di mercato nel segmento Ro-Ro (Roll on-Roll off ndr.) e cioè del trasporto della merce attraverso i TIR che salgono direttamente sulla nave. Tra il 2013 e il 2017 la percentuale del mercato è del 22% e si sta rafforzando. A questo va aggiunto che la modalità è importante per gli effetti positivi su ambiente e sostenibilità.”

Siamo in buona posizione?

“Stiamo migliorando. Ma non possiamo accontentarci. I porti italiani nell’ultimo anno hanno gestito quasi mezzo miliardo di tonnellate di traffico. Ma il sistema portuale non ha registrato aumenti significativi di traffico.”

Cosa serve?

“Che la politica torni occuparsi del settore in modo deciso. E dunque a investire per una maggiore integrazione tra le banchine con le strade e le ferrovie che entrano nei porti, che spesso ci sono ma non sono pienamente utilizzate. E ancora nuove tecnologie come l’Internet of things applicata alle movimentazioni. Solo così possiamo diventare un hub logistico per tutta l’Europa.”

In che senso?

“Ogni tonnellata movimentata nei porti grazie al Ro-Ro elimina circa 30 chili di CO2. Complessivamente si calcola che questa modalità abbia eliminato, nel 2018, 1,5 milioni di camion dalle strade e consentito di abbattere 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Meno inquinamento e più risparmio.  40 milioni di tonnellate di merce spostate dalle strade al mare hanno generato un’economia in termini di costi ambientali di un milione di euro ogni chilometro percorso.”

Servono politiche fiscali?

“Gli incentivi sono importanti per la riconversione ecologica ed è ottimo il rifinanziamento del Marebonus e del Ferrobonus che sono inseriti per ora nella Finanziaria. Serve una sistema di tasse portuali più basse che premino le navi che inquinano di meno e una politica di agevolazioni che spinga gli armatori ad accelerare la riconversione delle navi.”

Scarica il PDF dell’intervista

 

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